Premesse
Impegnata com'era a costituirsi finalmente unitaria, l'Italia si interessò poco all'Oriente e all'esotico, e percepì in ritardo rispetto alle grandi nazioni europee il fascino del japonisme. I commerci con l'Oriente si erano notevolmente ridotti con la scoperta di nuove vie di comunicazione con l'Europa, ed il Mediterraneo si era ridotto ad una via fra tante, forse neppure la principale e la più conveniente. L'Italia, naturalmente, ne aveva risentito molto, non solo a livello economico, ma anche culturale; tutto ciò sarà poi approfondito dalla chiusura all'Occidente del Giappone, durata -come sappiamo- diversi secoli.


Curiosità mondane
Le ultime testimonianze importanti della cultura giapponese risalivano al tempo delle missioni gesuitiche e, con il diradarsi di queste, sempre meno notizie pervenivano in Italia. Anche quando il Giappone riaprì le frontiere, i pochi italiani che vi si recarono lasciarono ancor meno testimonianze del loro viaggio. Quel che alla fine dell'800 si seppe del paese del Sol Levante, si conobbe grazie al filtro dell'Inghilterra e della Francia. Come nel resto d'Europa, anche la prima fase del giapponismo in Italia fu legata ad un gusto per l'oggetto curioso e la chincagliera, testimoniato da un giovane D'Annunzio, collaboratore delle cronache mondane, che spiava le ricche signore romane alle prese con l'acquisto di suppellettili e quant'altro provenisse dal Giappone, per documentare la nuova moda proveniente dai migliori salotti parigini.


madama butterfly La Madama Butterfly di Puccini
In Italia vi fu sempre l'abitudine di stravolgere l'oggetto esotico, di piegarlo alle proprie esigenze e ai propri gusti occidentali. C'è però almeno un caso significativo di divergenza da questa linea di appiattimento e omologazione dell'esotico, un caso significativo quanto affascinante: la Madama Butterfly di Puccini. Ispirato dall'omonima opera di D. Belasco, Puccini decise di comprarne i diritti e di metterla in scena, rappresentando fedelmente la società giapponese. Per questo motivo, il grande compositore lucchese si documentò a fondo, preoccupandosi che ogni particolare della sua opera -dai nomi fino ad arrivare, naturalmente, alle melodia- avesse un senso vero ed originale. Madama Butterfly, quindi, è in un certo senso l'antitesi ed il completamento della pressocché omologa Madame Chrysanthème di Loti: quest'ultima è tanta fondata sugli stereotipi e su una pretesa di superiorità occidentale, quanto l'opera del maestro toscano tenta di essere veritiera e di testimoniare l'incomunicabilità tra due mondi, distanti geograficamente e culturalmente.


Il fascino bellico
Con la vistosa sconfitta della Russia*, il Giappone si impone davvero sulla scena pubblica. In Italia nasce un'attenzione particolare per la tradizione nipponica di scritti militari e bellici: vengono tradotti diari di guerra, il Bushidō di Inazō Nitobe (il codice dell'onore dei samurai) ed altri scritti militari, utilizzati anche per la formazione durante la rpima guerra mondiale. Il fascino bellico e il grande dinamismo giapponesi non potevano non attrarre i futuristi italiani, che collaborarono anche con le avanguardie del Sol Levante.


* Guerra russo-giapponese
Divenuto una potenza imperialistica, il Giappone vuole imporsi anche nell'Estremo Oriente; invade così nel 1904 la Manciuria, allora territorio russo. Il conflitto termina nel Maggio 1904 con l'affondamento della flotta zarista da parte delle corazzate nipponiche. Il Giappone conquista anche la parte meridionale dell'isola di Sahalin e la Corea. In Russia la sconfitta ha ripercussioni gravissime, tanto da portare ad una rivoluzione della classe borghese che mira al rovesciamento del potere dello zar.



Giappone e Italia


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