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Cenni di storia del giapponese - Alle origini |
Le origini del giapponese scritto
Intorno al V-VI sec. i giapponesi importarono la scrittura dalla Cina; dell'adattamento della scrittura cinese alla lingua giapponese si occuparono gli scribi coreani rifugiati nella terra del Sol Levante. Si trattò di un'impresa difficile a causa delle differenze (a volte molto profonde) tra i due idiomi, e la soluzione fu quasi altrettanto complessa. Si stabilì infatti che il segno cinese ( =sinogramma), chiamato kanji, poteva essere usato in due diversi modi: o sfruttando il suo valore fonetico (e quindi trascurando il significato), o sfruttando il signficato (e quindi tralasciando l'aspetto fonetico). Tutto ciò complicò ulteriormente la situazione, tanto che per tentare di riportare un po' d'ordine nella scrittura vennero creati i kana, semplificazioni dei sinogrammi usate solo per il loro valore fonetico. Ciascun kana corrisponde ad una sillaba (ma la "n" è l'unica consonante che può apparire anche da sola) e presenta due forme grafiche: lo hiragana e il katakana.
Hiragana e katakana
Lo hiragana deriva dalla forma corsiva dei kanji (per questo ha tratti flessuosi e aggraziati) e veniva utilizzato per poesie e scritti personali. Il katakana sfrutta invece soltanto una parte del sinogramma di partenza ed ha tratti più schematici; inizialmente fu usato negli scritti buddisti, per poi diffondersi anche ai testi ufficiali ed essere impiegato, in epoca moderna, per la trascrizione dei termini stranieri.
I diversi statuti del cinese e del giapponese
Per lungo tempo, ebbe una certa importanza uno stile ibrido cinese-giapponese chiamato wakan konkoobun ed alle due lingue spettò il ruolo di coprire territori letterari diversi. In cinese (considerato lingua della cultura) venivano redatte le cronache dinastiche, i documenti, la poesia ufficiale e i trattati; il giapponese --ritenuto superiore a qualsiasi altra lingua poiché solo esso possedeva lo spirito della parola (kotodama) che gli conferiva poteri magico-evocativi -- era invece utilizzato per la scrittura privata (soprattutto per i nikki, ossia i diari, e le poesie) per la sua capacità di comunicare sentimenti e sensazioni.
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