KOBAYASHI ISSA

Fate largo, passerotti,
fate largo - passa
l'illustre cavallo.

Suzume no ko
soko noke soko noke
ouma ga toru


* Un haiku contro l'arroganza.


Anche per le pulci
è forse lunga la notte
e solitaria.

Nomidomo mo
yonaga darō zo
sabishi karo

* Un curioso punto di vista, che conferma ancora una volta l'interesse di Issa per i microcosmi quotidiani; persino le pulci -esseri infimi per definizione- soffrono come gli uomini.


Buddha della brughiera:
dalla punta del suo naso,
un ghiacciolo.

Nobotoke no
hana no saki kara
tsurara kana

* Religione e ironia in una limpida immagine di serenità.


C'ero soltanto.
C'ero. Intorno
mi cadeva la neve.

Tada oreba
Oru tote yuki no
Furi ni keri

* Nella neve, la rivelazione di sé.


Quando morirò -
fa' la guardia alla tomba
piccolo grillo.

Ware shinaba
Haka-mori to nare
Kirigirisu

* L'amore di Issa per le piccole creature si spinge anche oltre la morte.


Luna e fiori:
quarantanove anni
camminati invano

Tsuki hana ya
shijūkunen no
muda aruki

* La natura accompagna sempre il cammino dell'haijin.


Montagne remote -
specchiate negli occhi
delle libellule.

Tooyama ga
Medama utsuru
Tombo kana

* Le montagne -che rappresentano l'immensità- si specchiano nei minuscoli occhi delle libellule, così come la meraviglia del poeta si riflette nell'universo.


Ad ogni cancello
la primvavera comincia
dal fango sui sandali.

Kado-gado no
geta no doro yori
haru tachinu


* La primavera, per Issa, non comincia con gesti magniloquenti della natura, come fioriture spettacolari, ma dall'elemento più umile e, spesso, disprezzato, il fango.



Antologie


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