Le donne nella cultura giapponese: nel passato simili a bambole di porcellana timide e pudiche, e nell'età contemporanea decise a conquistarsi nuovi spazi. Tutto ciò non poteva che riflettersi anche nella letteratura; ecco qualche esempio del lungo cammino dell'emancipazione raccontato attraverso gli haiku.

La donna nel XVII secolo
haiku donne storia delle donne La donna deve esser pudica e riservata, e non può mostrare i suoi sentimenti all'uomo; può limitarsi a quel che suggerisce un proverbio giapponese: iya kaburi wo tate ni furu, ossia a dir di no, e contemporaneamente far segno di sì con la testa per mostrare l'opinione opposta del cuore. Un bell'esempio è fornito da questo haiku di Kitamura Kigin (1618-1703):

Natsu-yase to
hotaete ato wa
namida kana.

E' un dimagrimento estivo,
ha risposto, ma dopo...
Oh, le lacrime!

La donna, interrogata dall'uomo sul suo aspetto sciupato, non può che mentirgli dicendo che si tratta di un semplice dimagrimento dovuto alla calura, e non d'una consunzione provocata da un amore doloroso. La farsa ha vita breve: la donna, infatti, scoppia ben presto a piangere, rivelando così i suoi sentimenti.


La donna impeccabile

Shirastuyu ya
shinde yuku hi mo
obi shimete

Rugiada bianca
- obi bene annodato
anche da morta

   Mitsuhashi Takajo (1899-1972)

Shirastuyu, ossia la rugiada bianca, è il kigo. La rugiada simboleggia la brevità della vita, mentre il bianco è per i giapponesi il colore del lutto. La donna vuol sempre conservare -anche dopo morta- l'eleganza che l'ha contraddistinta in vita.


La ribellione mancata

Tabi tsugu ya
Nora to mo narazu
kyōshizuma


Rammendo calze!
non sarò Nora io, moglie
di un insegnante

   Sugita Hisajo (1890-1946)

Nora è la protagonista della celebre opera teatrale Casa di bambola di Ibsen, che si ribella al proprio destino ed abbandona la famiglia. L'autrice dello haiku non può imitarla, e non è difficile immaginarla nell'atto di rammentare le calze con una certa amarezza per l'indipendenza mai davvero conquistata. L'allusione all'inverno è determinata da tabi, le calze.


La ribellione compiuta

Momo kuute
tabako wo suute
hitoritabi

Mangiando pesche
fumando sigarette
viaggio da sola

  Hoshino Tatsuko (1903-1984)

Momo kuute sono le pesche maturate ad Agosto, e alludono all'autunno. In questo haiku vi è una forte contrapposizione tra il primo verso e i seguenti: mangiare pesche infatti è un gesto tipicamente femminile, mentre fumare e viaggiare sono quasi atti maschili, o perlomeno adatti ad una donna che abbia raggiunto una notevole indipendenza. Basti pensare, inoltre, che l'autrice è stata la prima donna a fondare una rivista di haiku, Tamamo (Alga), nel 1930.


Le traduzioni degli haiku qui presenti (tranne che del primo caso) ed alcuni spunti sono tratti da Se fossi il re di un'isola deserta, a cura di Carla Vasio, edizioni Empirìa, Roma, 1999.







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